17th May 2012

Diaz

(Daniele Vicari – Italia / Romania / Francia 2011) 

Guardare questo film produce un effetto straniante. Osservi sullo schermo le azioni della polizia dell’Italia del 2001 e ti sembra di vedere il Cile degli Anni ’70. Allora ti concentri un po’ di piu’ e capisci che si tratta proprio dell’Italia del 2001, membro a pieno titolo del club delle democrazie piu’ potenti del mondo. E rivivi quei giorni in cui il Presidente del Consiglio appariva in TV per definire miseria, disperazione, fame e sete degli “inconvenienti”, e per lavarsi le mani del sangue delle macellerie poliziesche con l’assurda giustificazione che i vertici delle forze dell’ordine erano stati scelti dal governo precedente…

E la forza (morbosa) del film risiede proprio in questa capacita’ di restituire a chi era presente a Genova - e di far conoscere a chi non c’era - l’angoscia dell’essere braccati solo per una diversita’ di opinioni sul mondo da chi braccava, con una polizia che permise a qualche centinaio di violenti patologici di devastare una citta’, per poi rispondere con l’irruzione notturna nella sede/dormitorio del Genoa Social Forum e massacrare una folla di attivisti disarmati.

L’intreccio segue l’affaccendato 21 luglio di alcuni personaggi (attivisti, giornalisti, anarchici, un vecchio sindacalista…), provenienti da tutta Europa e presenti a vario titolo all’oceanica contestazione contro il G8 di Genova, accomunati dal pernottamento nella scuola Diaz, obiettivo della feroce irruzione di poliziotti esasperati e in cerca di vendetta nel posto sbagliato. In parallelo, si assiste alla preparazione dell’operazione tra le forze dell’ordine.

La parte che precede l’irruzione e’ girata sapientemente e con una sorta di “naturalezza” stilistica nella rappresentazione del montare della tensione, cosi’ come quella che segue alla traduzione dei prigionieri in carcere, per finire vittime di pesanti soprusi, e’ efficace per il suo realismo asciutto e non retorico. Tuttavia, si tratta di qualcosa di gia’  visto e quasi “formulare”.

Il vero valore aggiunto del film sta invece nella rappresentazione degli scontri di strada durante il giorno e dell’irruzione notturna nella scuola. Nel primo caso, lo spettatore si trova davanti a sequenze talmente vivide da sembrare immagini di repertorio telegiornalistico. Nel secondo, la plasticita’ e la dinamicita’ delle sequenze di movimento convulso e collettivo, di fughe, violenza poliziesca e terrore hanno il sapore di un 3D che inghiotte lo spettatore per centrifugarlo nell’allibita angoscia delle vittime. Si ha in questo caso la sensazione di trovarsi a contatto con una sensibilita’ cinematografica nuova, in grado di annullare per mezz’ora le differenze tra fiction, documentario e docufiction, e di regalarci una cronaca di storia drammatizzata che da’ la sensazione di essere davvero di fronte ad un linguaggio nuovo per il cinema italiano.

Daniele Vicari e’ da anni autore di film di sensibilita’ civile, ma questa volta, con un lavoro di parte ma complesso nelle sfumature (non tutti i poliziotti sono fieri del comportamento tenuto), su un accadimento che Amnesty International ha bollato come la piu’ grave sospensione dei diritti umani in un paese occidentale dal dopoguerra, si puo’ dire che abbia raggiunto un traguardo. Un traguardo suo e di tutta la cinematografia italiana.

Luca Zoppi

 

 

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