16th January 2013

Love is all you need

(Susanne Bier – Danimarca / Svezia / Italia 2012) 

Ida, parrucchiera di mezza eta’ malata di tumore, ha terminato da un’ora il primo ciclo di chemioterapia, quando scopre la tresca del marito con una sua giovane impiegata. Confusa e infelice, vola in Italia per partecipare al matrimonio della figlia Astrid con Patrick e, all’areoporto di Copenaghen, fa la conoscenza dell’affascinantissimo Philip, suo consuocero, nonche’ vedovo e boss di una multinazionale agroalimentare.

La convivenza, per i pochi giorni precedenti il matrimonio, tra le due pittoresche famiglie - l’una piccolo-borghese e volgarotta, l’altra ricchissima e raffinata - portera’ ad un radicale  rimescolamento delle vite di molti dei personaggi coinvolti.

L’intreccio e l’ambientazione – una sontuosa villa di Sorrento al principio dell’estate – sono accattivanti e quasi ruffiani. La Bier serve agli spettatori una tipica commedia di ispirazione e struttura hollywoodiane in cui i lussureggianti giardini che circondano la magione e prestano un avvolgente scenario agli incroci tra i personaggi non fanno passare inosservata una certa scontantezza che porta la storia verso esiti largamente telefonati.

Un film scialbo e studiato a tavolino per palati abituati ad un cinema di consumo, allora? Per nulla, dal momento che, una volta accettata la cornice di una banale commedia romantica, non si puo’ non godere del garbo con cui il tutto viene proposto.

Belle le scelte estetiche di alcuni campi lunghi di grande gusto pittorico; intriganti lo scavo psicologico dei personaggi e i dialoghi brillanti e teneri nello stesso tempo; di classe le sequenze collettive che sanno essere di una comicita’ raffinata senza mai scadere nella crassa pantomima. Dunque, un film di facili spunti nobilitati dalla perizia artistica della regista e dello sceneggiatore A. T. Jensen.

Verrebbe da pensare che la Bier abbia voluto mettere in scena una piccola rivoluzione di se’, realizzando una commedia leggera e frizzante per fare da controcanto ai drammi profondi e tormentati che l’hanno resa cineasta di successo.

E verrebbe da dire che il giusto titolo di questo film sarebbe potuto essere Prima del matrimonio, per via della sua specularita’ rispetto a Dopo il matrimonio, capolavoro della Bier di qualche anno fa che merita di essere annoverato tra i migliori film di questo inizio di secolo. Entrambi i film sono incentrati sul farsi, disfarsi e ricombinarsi di famiglie in occasione di un matrimonio che mette in discussione storie e scelte di vita dei protagonisti. Con la sua leggerezza, i suoi luoghi comuni, i suoi colpi di scena che non sono tali, Love is all you need sembra voler essere un capovolgimento della tragicita’, dell’originalita’ del soggetto e dei veri colpi di scena di Dopo il matrimonio. Sembra cioe’ di trovarsi di fronte ad un’operazione con la quale, ribaltando il suo film piu’ rappresentativo, la Bier abbia voluto ribaltare l’immagine che la comunita’ cinematografica ha di lei: regista pensosa e rigorosa di stile e contenuti cupi.

L’operazione sembra essere riuscita per tre quarti. Sara’ completa quando la Bier commediografa avra’ raggiunto quell’equilibrio miracoloso tra struttura e stile che appartiene alla Bier tragediografa. Ma una cinesta con quelle qualita’ ci arrivera’ senz’altro e, nel frattempo, vale la pena di assaporare quel frutto non ancora perfettamente maturo ma comunque molto gustoso che e’ Love is all you need.

Luca Zoppi

 

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